Cari amici,
il Patto per lo sviluppo della Provincia di Gorizia riprende oggi un cammino interrotto, anche se questo non ha significato assenza dei promotori che comunque hanno svolto con forza e incisività il proprio ruolo nell’economia isontina, sia singolarmente e sia in riunioni congiunte promosse di volta in volta da questo o quel soggetto, in primis dalla CCIAA.
E’ evidente a tutti che il Patto di cui parliamo e da cui partiamo non è quello però degli anni 90, a cui molti di noi non hanno mai partecipato (per questioni anagrafiche) e che è giusto ricordare pose le basi per un lavoro condiviso di lungo periodo che portò e porta ancora frutti positivi al nostro territorio. Quello strumento non esiste più perché sono cambiate sia le condizioni dell’economia globale e sia gli strumenti di intervento previsti dallo Stato italiano e dalla Regione. Ecco perché oggi noi ripartiamo dalla bozza di nuovo Patto elaborato nel 2004, che come già detto, per varie ragioni non è decollato, complice forse un regolamento troppo farraginoso che andrà sicuramente adeguato e complice anche, e per fortuna, una fase positiva della vita della nostra economia, nella quale è prevalsa la spinta espansiva e le occasioni offerte dalla apertura europea.
Quello che abbiamo alle spalle è infatti uno dei periodi migliori per l’economia isontina, con il tasso di disoccupazione tra i più bassi d’Italia al 3,2%, con il tasso di crescita delle imprese in linea con il Nord-Est, con una forte proiezione all’export che riguarda il 65% del PIL provinciale, con la crescita del valore aggiunto pro-capite più elevata del Nord-Est. Il futuro non sarà più così.
Oggi tutto il mondo è un cantiere in tumulto per evitare una grave recessione. Sempre più si sente parlare del bisogno di una nuova Bretton Woods, che vuol dire della ecessità di rifondare le regole del mercato internazionale, a cominciare dalla modifica base che appare oggi ineludibile: le banche non possono più avere logica di impresa ma devono tornare enti pubblici a servizio della comunità. Come scrive De Cecco sulla Repubblica “Il sistema di Bretton Woods fu demolito da due importanti caratteristiche, che gli erano proprie e che divennero sempre più tra oro incompatibili col passar degli anni: la convertibilità delle monete a un tasso di ambio fisso e la libertà concessa al paese "centro" (gli Stati Uniti) di indebitarsi verso l´estero mediante creazione della propria moneta.” Tutto questo oggi è all’origine di una crisi che avrà ripercussioni tremende non solo sulla economia reale ma sulle condizioni di vita di milioni di persone. Non credo sia sufficiente pensare a come “passare la nuttata”, perché comunque dopo nulla sarà come prima a cominciare dalle regole di mercato.
L’intervento dello Stato sull’economia non è più una idea del passato, i patti di stabilità monetaria non sono più un dogma. Diventa più importante e decisivo raccogliere denaro che stabilire come spenderlo. llo Stato, alla Regione, al capitale pubblico, nessuno chiede oggi di destinare risorse
per ridurre il proprio indebitamento ma al contrario di destinare risorse per sostenere l’economia reale, quella che produce ricchezza vera e non sulla carta, quella che crea occupazione. Questo sostegno serve prima per superare i momenti peggiori e poi per iposizionare le imprese sul mercato.
Questo sostegno serve a creare e mantenere fiducia, il bene più prezioso oggi. È oggettivo che difronte alla crisi di liquidità del sistema, il pubblico in senso lato è chiamato a svolgere le funzioni primarie di sostegno alle imprese e di investitore in prima persona. È evidente che in questo contesto le priorità di un nuovo Patto per lo sviluppo sono le infrastrutture del territorio, la promozione del sapere, i bassi costi dell’energia, il
reddito delle famiglie, la estensione dei meccanismi di protezione sociale a sostegno delle persone che rischiano la perdita del lavoro, la estensione dei meccanismi di aranzia del credito per le piccole e medie imprese, che per noi significa ifinanziamento del Fondo Gorizia e nuovo ruolo del credito regionale.
Significa anche la valorizzazione dei nostri 5 vantaggi, piccoli ma comunque significativi vantaggi:
1. Il porto più al nord del Mediterraneo, e quindi quello più vicino al centro Europa
2. La prima pianura provenendo da est, assieme alla valle del Vipaco e alla bassa ianura friulana, luogo naturale di insediamenti produttivi e di commerci
3. La soglia di Gorizia, ovvero l’unico valico di pianura delle Alpi, dove far assare infrastrutture viarie senza danni ambientali
4. La terza Provincia italiana per sicurezza criminale, e quindi luogo tranquillo per investimenti sicuri
5. La Provincia dell’integrazione che ha imparato dalla storia del confine mobile a far convivere razze e culture diverse. Chi più integra, più cresce
Su queste basi il nuovo Patto ha un senso e ha un ruolo, e per compierlo fino in fondo sono necessarie alcune modifiche alla impostazione del 2004:
1) adeguare il regolamento prevedendo due livelli, un comitato strategico e una assemblea plenaria e nuovi gruppi tematici;
2) riapertura delle adesioni;
3) una nuova programmazione di base;
4) apertura oltre confine al patto di collaborazione transfrontaliera;
5) lavoro per progetti secondo il principio degli accordi di programma;
6) ricerca di nuovi accompagnatori, come la Fondazione Nord-Est;
7) maggiore sinergia con le linee di sviluppo della Regione.
Non vogliamo con questo invadere il campo dei singoli protagonisti dell’economia isontina o dei rispettivi ruoli delle parti sociali. Ciò che ci preme è costruire un contesto condiviso che dia voce e forza al nostro territorio, orienti le scelte e presenti un isontino unito e forte. ui servizi a rete, aldilà delle varie ricette di cui giustamente si parla, e nel rispetto comunque delle scelte che i Sindaci hanno fatto e del confronto tra le parti sociali, quello che vogliamo far passare è il segnale di condivisione per il bene del territorio e er la sua capacità di essere protagonista e non terra di conquista. Questa rinnovata volontà è presente da sempre nel modo con cui affrontiamo e isolviamo le crisi nei vari settori.
Questa rinnovata volontà oggi si rafforza e ha bisogno del lavoro, delle idee e della passione di ognuno di voi. Un patto si chiama tale non se siamo tutti d’accordo, ma se tutti ci rispettiamo e tutti remiamo dalla stessa parte. La rotta la decideremo insieme, per il futuro.
Gorizia, 31 ottobre 2008


